BarbaraBonaventura
30-06-2005, 19:24
Nuovo articolo su un tema caldo...
e-commerce: il limite dell'insicurezza
Da Gartner un nuovo allarme: i problemi legati alla sicurezza minano la fiducia degli utenti, di nuovo riluttanti a utilizzare alcuni strumenti.
Da quando è nato, il commercio elettronico ha sempre avuto come necessario e imprescindibile corollario la sicurezza.
Ci sono stati anni in cui qualsiasi analisi avesse a tema l'e-commerce si chiudeva con l'inevitabile monito a prendere in serio esame tutti gli aspetti legati alla protezione dei dati, perchè lì e solo lì nasceva la riluttanza dei consumatori a utilizzare il mezzo.
E per quanto paradossale possa sembrare la cosa, il punto cruciale resta ancora lo stesso.
Lo sostiene uno studio presentato in questi giorni da Gartner, secondo il quale, oggi che di maturità dello strumento si potrebbe finalmente parlare, di nuovo le problematiche di sicurezza ne inficiano la diffusione.
I problemi di sicurezza, che si chiamino phishing o pharming, spyware o virus, stanno minando la fiducia del consumatore e hanno un effetto di congelamento rispetto alla sua propensione a effettuare acquisti online.
Tanto che la società di ricerca già ridimensiona le attese per i prossimi anni, riducendo di qualche punto le stime di crescita per il commercio elettronico business-to-consumer.
E visto che tra i ruoli che spettano in qualche modo a Gartner c'è anche quello di dare degli indirizzi, è chiaro che l'analista non si è lasciato scappare l'occasione per invitare service provider, istituzioni finanziarie e retailer perchè dedichino la necessaria attenzione al problema.
Del resto, secondo Gartner, le cifre parlano chiaro.
Nei soli Stati Uniti, il 42% degli utenti di servizi di shopping online ha dichiarato di aver adottato un atteggiamento di maggiore cautela rispetto al passato. Per qualcuno questa cautela si concretizza in una maggiore attenzione ai siti sui quali si effettuano gli acquisti, ma oper altri signifca molto più concretamente una riduzione del numero delle transazioni che si effettuano online.
Un analogo atteggiamento viene riscontrato anche per quanto concerne l'online banking, non certo immune dai rischi-phishing.
Anche in questo caso, su 5.000 intervistati, il 28% dichiara di aver già modificato il proprio comportamento, con collegamenti più sporadici e con transazioni meno frequenti rispetto al passato.
Ritorneranno le file agli sportelli?
... e se aicel cercasse di parlarne pubblicamente, magari in un evento pubblico...
e-commerce: il limite dell'insicurezza
Da Gartner un nuovo allarme: i problemi legati alla sicurezza minano la fiducia degli utenti, di nuovo riluttanti a utilizzare alcuni strumenti.
Da quando è nato, il commercio elettronico ha sempre avuto come necessario e imprescindibile corollario la sicurezza.
Ci sono stati anni in cui qualsiasi analisi avesse a tema l'e-commerce si chiudeva con l'inevitabile monito a prendere in serio esame tutti gli aspetti legati alla protezione dei dati, perchè lì e solo lì nasceva la riluttanza dei consumatori a utilizzare il mezzo.
E per quanto paradossale possa sembrare la cosa, il punto cruciale resta ancora lo stesso.
Lo sostiene uno studio presentato in questi giorni da Gartner, secondo il quale, oggi che di maturità dello strumento si potrebbe finalmente parlare, di nuovo le problematiche di sicurezza ne inficiano la diffusione.
I problemi di sicurezza, che si chiamino phishing o pharming, spyware o virus, stanno minando la fiducia del consumatore e hanno un effetto di congelamento rispetto alla sua propensione a effettuare acquisti online.
Tanto che la società di ricerca già ridimensiona le attese per i prossimi anni, riducendo di qualche punto le stime di crescita per il commercio elettronico business-to-consumer.
E visto che tra i ruoli che spettano in qualche modo a Gartner c'è anche quello di dare degli indirizzi, è chiaro che l'analista non si è lasciato scappare l'occasione per invitare service provider, istituzioni finanziarie e retailer perchè dedichino la necessaria attenzione al problema.
Del resto, secondo Gartner, le cifre parlano chiaro.
Nei soli Stati Uniti, il 42% degli utenti di servizi di shopping online ha dichiarato di aver adottato un atteggiamento di maggiore cautela rispetto al passato. Per qualcuno questa cautela si concretizza in una maggiore attenzione ai siti sui quali si effettuano gli acquisti, ma oper altri signifca molto più concretamente una riduzione del numero delle transazioni che si effettuano online.
Un analogo atteggiamento viene riscontrato anche per quanto concerne l'online banking, non certo immune dai rischi-phishing.
Anche in questo caso, su 5.000 intervistati, il 28% dichiara di aver già modificato il proprio comportamento, con collegamenti più sporadici e con transazioni meno frequenti rispetto al passato.
Ritorneranno le file agli sportelli?
... e se aicel cercasse di parlarne pubblicamente, magari in un evento pubblico...