Visualizza versione completa : Contributi fissi INPS - si possono evitare?
Salve a tutti,
sono nuovo del forum, per la precisione mi sono appena registrata e ho notato che vi sono molte discussioni utili, veramente un bel forum.
Giungo al mio quesito: tralasciando tutte le possibili tipologia di regimi fiscali, ognuno dei quali sarà piu o meno conveniente per ogni diverso tipo di attività, ho notato che, a seguito dell'apertura della partita IVA (costo "irrinunciabile" per l'e-commerce), vi sono anche costi legati alla voce "contributi fissi INPS" circa 3000 euro ANNUI, che si pagano indipendentemente da come va la nostra attività.
L'unico comodo che ho trovato, almeno così mi è sembrato, per non pagare questi cossi fissi, è quello di rientrare tra le attività di ingegno. Eh, ovvero?
Il mio sito di e-commerce sostanzialmente venderebbe software, quindi gia a naso mi sembra che l'ingegno c'entri poco; ma almeno per curiosità, cosa si intende per attività di ingegno? in quali casi quindi (troppo pochi purtroppo) si può evitare di pagare 3000 euro l'anno all'INPS?
grazie mille
Aggiorno: mi sono informato sul web e ho capito che le opere di ingegno non rientrano nel mio caso, come presumevo (ad esempio opere letterarie) quindi, correggetemi se sbaglio, l unico modo per evitare questi contributi è aprire la piva intestando la ditta (in questo caso individuale per aderire al regime dei minimi) ad una persona dipendente full time, ho capito bene? Se vi sono altri modi dite pure
Ci tengo a precisare che questa attivita sarebbe solo un olmodo per arrotondare ecco perche eviterei molto volentieri di pagare quasi 3000 euro l anno
Grazie ancora
mudnes82
17-10-2011, 20:48
l unico modo per non pagare l inps da quello che so, è svolgere lavoro da dipendente in un altra azienda non statale.
quindi se lavori conto dipendente e poi fai l imprenditore per arrotondanre basta prensentare domanda di esenzione
altrimenti tocca pagare i contributi visto che l inps è obbligatoria
esatto, te quindi confermi l'opzione "lavoro dipendente"; purtroppo però non rientra nel mio caso (ne in quello del mio socio)
oggi girando per il web ho trovato questo articolo, non è recentissimo ma sembra molto ben dettagliato
http://www.impresapratica.com/leggi-e-fisco/aprire-la-partita-iva/
se non vi va di leggerlo tutto, vi riporto la parte inerente a questo discorso dei contributi
1-Per aprire la partita iva devi avere dei ricavi certificati superiori ai 5.000 euro l’anno (certificati vuol dire attestati da ricevute)
2-Il superamento della soglia dei 5.000 euro deve essere consolidato e non eccezionale. Ciò significa che non dovrai aprire la partita iva appena superi 5.000 euro. Diciamo che potresti prendere in considerazione un intervallo di tempo di 18 mesi. Nei primi 12 constati il superamento della soglia e nei successivi 6 mesi vedi se la tendenza dei ricavi è costante. Solo in questo caso puoi iniziare a prendere in considerazione l’apertura della partita iva
3-Una volta aperta la partita iva potrai dedurre tutta una serie di costi
dall’imponibile (spese telefoniche, spese Internet, etc.) a patto che tali costi siano intestate alla p.iva che hai aperto. Puoi dedurre fino all’80% dei costi.
mi confermate questo? sarebbe comunque positivo per iniziare
mudnes82
17-10-2011, 23:08
se siete minimi, i contributi in sede di dichiarazione ve li scontate
si, l articolo è giusto puoi vendere come privato se non superi i 5mila euro.
finalmente qualche buona notizia, però andiamo per gradi, se non vi rompo troppo le scatole :p
dunque, la faccenda nel dettaglio è questa: il sito c'è gia ed intestato al mio socio (il dominio per intendersi) come è intestato a lui il conto paypal su cui andiamo a ricevere gli accrediti delle vendite. Legalmente, in base alle mie scarse nozioni in materia, sembrerebbe che su quel conto paypal (in soldoni) non debbano affluire piu di 5000 euro all'anno, ma visto che il conto è intestato a lui, se io ho un secondo conto (intestato a me ovviamente) e usassi anche questo per riscuotere, come andrebbe la faccenda?
risulterebbe che il mio socio incassa non piu di 5000 euro, però anche io, cioè raggiunti i "primi" 5000 euro (magari :p) si potrebbe continuare le vendite facendo affluire i ricavi sull'altro conto. Non so se si è capita l'idea, non so nemmeno se è fattibile o no.
grazie ancora
P.S.
se siete minimi, i contributi in sede di dichiarazione ve li scontate
chiaramente l'idea è quella di rientrare nel regime dei minimi (IN CASO SI COSTITUISSE UNA DITTA, che quindi sarebbe individuale intestata o a me o al mio socio, l'altra persona farebbe da collaboratore, pur non configurando), però ho letto che comunque circa 2 800 euro all'anno vanno versati all'INPS giusto? io voglio evitare questo (almeno per i primi tempi)
mudnes82
18-10-2011, 00:31
nel caso decidessi di fare vendite da privato ( cioè non superando i 5000 euro) non esiste società quindi siete entrambi con il vostro conto a non dover superare i 5000 mila.
paypal tra l altro da privato non mi sembra una grande idea in quanto ti prende delle commissioni da paura.
per quanto riguarda i minimi, hai una attività un po particolare che non so se rientra nel regime dei minimi. tra le altre cose almeno che non siano cambiate ultimamente. un minimo non può avere ne collaboratori ne dipendenti. la cifra è esatta.
Ok dunque lasciamo stare i minimi per la società NON si vuole fare.
Consideriamo quindi che, come privato, risulterebbe questo mio amico/socio come venditore, in quanto per ora il dominio e il conto pp sono intestati a lui. Si inizia a vendere e arriviamo a maggio 2012 dove nel suo conto pp risultano 5000 euro (euro piu euro meno), quindi di norma lui, se non vuole aprire la p.iva deve fermarsi con la vendita e quindi con gli introiti.
Il mio discorso a questo punto è: da quel momento, se i pagamenti effettuati dai clienti sul sito finissero non piu sul conto pp del mio amico ma sul mio (che è a "zero" ovviamente), lui risulterebbe in regola per quanto riguarda l'esenzione, perche non ha incassato piu di 5000 euro, e io, che inizio ad incassare, pure, in quanto parto da zero.
Torna il discorso? non so se è chiaro dove voglio arrivare....ovviamente non pensiamo proprio che col primo anno di attività si incasseranno 10 000 euro ma è per capire se, una volta raggiunti i 5000, se ci fosse l'opportunità di incassare qualcosina di piu, si potrebbe fare oppure no.
Te hai scritto ""siete entrambi con il vostro conto a non dover superare i 5000 mila"" che intendi? ad oggi c'è un solo conto su cui affluiscono i ricavi ed è intestato a lui, semplicemente alla fine del mese si farà a metà e lui dal conto di pp mi darà la mia parte (oppure ad es.: "eccoti la tua metà, ti faccio una ricarica postepay) ... chiara la situazione?
grazie infinite :):)
Giramondo10
18-10-2011, 03:14
Suggerisco di parlare con un commercialista.
Se l'attività è continuativa e se tiri su un sito per vendere, a me risulta che devi obbligatoriamente metterti in regola con il fisco.
ho notato che in questo furm ci sono diversi commercialisti iscritti, penso anche gli stessi admin/moderatori...speravo in qualche loro intervento nella discussione, appunto per avere una voce un'attimo piu "affidabile" anche se il buon caro mudnes mi ha detto che ha lavorato diverso tempo in uno studio commerciale e che questi casi erano all'ordine del giorno, quindi non mi sento di non prendere in considerazione le sue risposte.
Attendo interventi da parted di altri utenti, così da poter confrontare, grazie ancora a tutti :)
studio_marra
18-10-2011, 10:50
Anche se fatturi meno di € 5.000 all'anno la p. iva devi aprirla.
E-commerce non è attività occasionale. Per essere occasionale un attività oltre a non dover superare il limite dei 5.000 euro, non deve superare l'arco temporale di 30 giorni.
L'esenzione Inps può essere richiesta solo se dipendenti full-time.
per arco temporale di 30 giorni cosa si intende?
se c'è questo sito internet da cui si vende, ma ovviamente non tutti i giorni si vende qualcosa (cioè non tutti i giorni ci sono clienti che acquistano), come si calcola la continuità? è considerato continuo per il semplice fatto che sussiste il sito con i prodotti in vendita giusto? quindi anche se non si vende , l'attività di vendita c'è, correggetemi se ho capito male.
studio_marra
18-10-2011, 11:05
Ha capito bene, anche se non si vende l'attività esiste, è considerata continuativa, quindi necessità l'apertura della p. iva.
bene, riassumo quindi, anche per avere uno schema chiaro sia per me che per tutti:
i contributi INPS sono obbligatori (giustamente) per qualsiasi attività REGOLARE si svolga, e hanno un importo mini di 2800 euro circa annui, divisi in 4 rate trimestrali;
nel caso in cui si rientrasse nel regime dei minimi, l'importo si ferma a 2800 euro circa.
L'unico caso in cui non si pagano questi contributi è quando la ditta è intestata a lavoratore dipendente full time (in quanto già versati dalla ditta per cui lavora ovviamente)
tutto giusto?
grazie ancora :)
studio_marra
18-10-2011, 11:14
I contributi Inps fissi (€ 2.900) si pagano anche se per assurdo l'impresa è in perdita e fino ad € 14.000 di utile. Se si eccede questa soglia, si pagano i contributi eccedenti il minimale, cioè un ulteriore 20% sulla differenza.
si di questo ne ero al corrente, si pagano quindi per il semplice fatto che l'impresa esiste, indipendentemente se ottiene utili o perdite.
Penso sia tutto no? a quanto pare bisognerà trovare a tutti i costi questi 2800 euro + almeno 500 per il commercialista. Purtroppo siamo due studenti e volevamo vedere un annetto come sarebbe andato, quindi con ricavo molto molto bassi e appunto evitando di pagare tasse e contributi, ma a quanto pare :(
hostwebservice
18-10-2011, 12:52
Credo che ne abbiamo parlato a sufficienza in questo forum anche in precedenza basta utilizzare il tasto "cerca"
Direi che si può chiudere visto anche la risposta data dal "studio marra".
Argomento già trattato
Marino
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